sabato 15 giugno 2013

2013 Da Zadar a Kérkyra – 3a parte



12 giugno, mercoledì – Da Brac a Hvar
Hvar è la seconda grande isola a sud di Split, dopo la prima Brac che si distende per 45 km lungo la costa dalmata. Il nostro piano di navigazione di oggi è molto semplice, lasciare il fiordo di Milna, puntare a est verso un’altra insenatura, quella di Vrboska, che si trova sul lato nord di Hvar. 20 miglia in tutto, con vento in poppa, solo fiocco e motore a supporto di una navigazione tranquilla. La paninoteca di bordo per pranzo assembla un ottimo panino al formaggio fresco su letto di pomodoro e cetriolo tagliato sottile, qualche goccia d’olio extravergine e di tabasco e un pizzico di sale. Il pane, morbidissimo, ai semi di girasole. Come frutta una pesca e due albicocche. E, per non farci mancare niente, parola mia, un caffé con la schiuma da far invidia al bar Calabrese.
Intanto siamo quasi all’imboccatura dell’insenatura tra un verdeggiare di pini d’Aleppo e macchia mediterranea. Non c’è spiaggia ma solo lastroni di calcare che declinano verso il bagnasciuga. È un pezzo di paradiso sulla terra che richiama alla mente le condizioni primordiali della Genesi. Infatti, passando ad una ventina di metri dagli scogli notiamo disinvolte figure di bagnanti che sfoggiano lo stesso costume adamitico dei nostri progenitori prima della cacciata dal Paradiso Terrestre.
Paradise visto da terra
Paradise visto dal mare
Passato l’attimo di distrazione, ci avviciniamo sempre più alla banchina comunale di Vrboska, dove veniamo accolti dalla esuberante vivacità di Josko, il marinaio responsabile dell’ormeggio che per la sua bravura e due o tre battute in un italiano più che decente, si guadagna il primo posto nella speciale classifica di miglior ormeggiatore fin qui incontrato, la citazione e la foto sul blog: “Ragassi, siamo mica in giro a pettinar le bambole!”

Josko the best
L'insenatura di Vrboska
 Seguirà la consueta sgambatura per il delizioso paesino tra qualche gelateria e qualche bar, che nell’offerta include anche la connessione wifi. Il momento è importante perché tra questi tavoli e boccali di birra svuotati che verrà alla luce questa seconda edizione del nostro blog, per la gioia di qualche amico/a veramente affezionato/a. BONTÀ VOSTRA!

13 giugno, giovedì – Passeggiata da Vrboska a Jelsa * Alla fonda nella Baia di Loviste
Qualche cigolio fastidioso della scaletta a poppa mi sveglia dal mio giusto sonno. È già chiaro e il sole si è appena alzato sulle cime degli alberi più alti. Che bello! Tutto è silenzio, ho voglia di fare qualche cosa. Ma non in barca – l’equipaggio dorme ancora! Una bella passeggiata non sarebbe male. Mi attrezzo: scarpe comode, pantalone lungo leggero, cappellino, maglietta e naturalmente marsupio. Vedo da lontano una tabella con la pianta dell’insenatura e i vari percorsi indicati da fare in bici o a piedi. Scelgo la strada che porta a Jelsa, distante 4 km, e sul lato opposto dell’insenatura rispetto a dove si trova il camping dei nudisti. La strada è alberata e scorre ad una dozzina di metri dal mare che questa mattina è pieno di onde spumeggianti che si rompono sugli scogli. Ci sono sicuramente 20 nodi di vento da NE. Chi sa se oggi riusciremo a partire? Due ragazzette mi precedono, ma mi tengo a debita distanza per non disturbarle.

Passeggiata mattutina
 Di tanto in tanto scatto qualche foto con la mia Power Shot SX210, fedele compagna delle mie escursioni. E questa mattina gli spunti non mancano. Vengo attratto dalla bellezza essenziale di un manufatto ligneo composto da 4 tronchi tenuti in verticale da una base di cemento. Tra loro una fessura di luce con pianta a croce. Cerco di coglierne la scarna bellezza.

Scultura lignea
 Faccio un paio di tornanti e mi imbatto in un gruppo di “amazzoni”, una dozzina direi, con loro il trainer, che evidentemente sta concludendo la seduta di allenamento, sono le sette di mattino. Le donne sono allineate con le spalle al mare, l’allenatore sull’altro lato della strada. Io, ovviamente, continuo la mia marcia e passo fra di loro. Ad un certo punto parte un applauso, evidentemente per la fine dell’allenamento. A me, capitato là in mezzo, non resta che inchinarmi, sorridere e ringraziare con un ripetuto “thank you, thank you”. L’ilarità generale è inevitabile! Ma che bella giornata che è “schiarata”.

Sempre in forma
 Arrivo nel paesino di Jelsa che definire grazioso è poco. Mi siedo al bar del centro tra i tavolini già affollati, eppure sono solo le sette  e mezzo! Ordino un cappuccino e un cornetto al cioccolato (vorrei vedere voi dopo 5 km!). Me la cavo con 22 Kune, circa 3 euro. Mi sembra di essere in Austria, anche se io in Austria non sono mai stato. Il campanile della chiesa svetta sui tetti rossi a spiovente delle case. Penso che una visitina sia doverosa. Mancano pochi minuti alle otto e noto che la chiesa è aperta e alcune persone vi accedono. Faccio la stessa cosa e trovo un bel gruppo di fedeli, circa una trentina, in attesa dell’inizio del rito religioso.

Il richiamo dei rintocchi
 Sono le otto quando suonano le campane e il sacerdote con i paramenti sacri si presenta per dare inizio alla santa messa. Sembra di stare dalle parti di casa mia, solo che il prete parla croato! La cosa mi interessa – una messa in croato mi manca. Devo dire che non ho notato grandi differenze, dalle preghiere alla lettura del vangelo, tutto come da noi. Infatti sono stato prontissimo all’esortazione in croato “scambiatevi un segno di pace” a stringere la mano ai miei vicini di banco.
Visto da questa particolare angolazione, penso che aver rinunciato alla messa in latino, sia stato come rinunciare ad una lingua internazionale a favore di una lingua nazionale. I cattolici avrebbero potuto parlare la stessa lingua almeno durante la Santa Messa, e questo in mezzo mondo, e invece…accidenti!
Sono le 8.45, si è fatto tardi! Devo ritornare a Vrboska. Speriamo che il comandante non sia partito senza di me!

Faro all'estremità est di Hvar
 Lasciamo con un pizzico di dispiacere Vrboska, per dirigerci verso Otok Korčula. Solo che per fare 17 miglia nautiche in linea d’aria tra i due scali, ce ne toccheranno circa 37, per andare prima verso est e poi ritornare di nuovo a ovest, dove si trovano i due promontori estremi, a forma di indice e pollice, della penisola di Pelješac, praticamente una specie di braccio attaccato appena alla costa ma proiettato verso il mare per circa 90 km. Al capo estremo della penisola, tra l’indice e il pollice, si trova la baia di Loviste. Ci arriviamo verso le 17 e ci sono solo quattro barche alla fonda. La bandiera di ognuna di queste si muove appena e indica provenienze diverse come Germania, Francia, Spagna, Croazia. Siamo i soli italiani in giro. Ormeggiamo con tutta calma, l’acqua è limpidissima e profonda. 

Alla fonda nella baia Loviste
 Dopo poco in cucina si comincia a spiattellare per la cena. Questa sera lo chef consiglia: cubetti di speck con piselli in padella e patate al forno, insalatina verde e birra Karlovačko. Anche i “consigli” dello chef non si discutono! Mi pare chiaro!

Pronto in tavola!
Poi finalmente arriva la sera: c’è tutto un lavorio in atto man mano che si fa scuro. C’è chi provvede a smorzare pian piano la luce solare. C’è chi si cura di accendere le stelle un po’ per volta, e chi guarnisce il cielo con uno spicchio di luna. In un posto isolato come questo non si sente nessun rumore se non il frusciare della brezza notturna tra le barche alla fonda e l’onda che frange sugli scogli all’esterno della baia. Si vedono lontane le luci delle poche case del villaggio dei pescatori e di qualche pensione per turisti, più vicino a me quelle in testa d’albero che segnalano la presenza delle imbarcazioni. L’equipaggio, stanco delle lunga navigazione, mi ha dato già la buonanotte. Mi stendo in pozzetto su un comodo cuscino, pronto a godermi lo spettacolo in atto. Experience mi culla appena e in mezzo a tutto questo non realizzo più se sono sulla terra ferma, in barca, oppure navigo tra le stelle, tra i miei pensieri, tra il mio passato, il mio presente.
Penso ad un uomo che tanti secoli prima avrebbe osservato le stesse cose che vedo io e sentendosi come me, piccolo, insignificante, smarrito, in questo immenso. Allora come adesso, lo stesso uomo. Ma inizio ad avvertire un certo freddo. Brr. Forse è l’ora di andare in cuccetta. Laku Noč, Krvatska (Buona Notte, Croazia).

Alba alla fonda

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