venerdì 14 giugno 2013

2013 Da Zadar a Kérkyra - 2a parte



8 giugno, sabato – Si parte!
Dopo una lunga fase di preparazione fin nei minimi particolari, siamo pronti per mollare gli ormeggi. Experience è talmente emozionata di riprendere il mare che ci crea qualche problema in fase di avviamento, ma la sapiente manipolazione del comandante Sandro rimette subito le cose al loro posto. Sono le 10.15 e si parte con direzione Nord: bisogna doppiare la punta estrema di Olive Island per poi dirigerci verso l’arcipelago delle Kornati, o Incoronate, un vero paradiso per i velisti con centinaia di baie a disposizione in un paesaggio non deturpato dall’uomo. Tappa breve di 25 miglia prima di arrivare a Sali. Attracco alla banchina: ci vogliono più di 300 Kune per passare la notte tra gruppi di charteristi euforici che trasformeranno il molo in un pub all’aria aperta tra cori e schiamazzi notturni. È sabato sera: bisogna trasgredire! E vai giù di birra e di casino fino alle 4 del mattino. Se sei astemio… non dormi! E ti metti a scrivere della bella giornata e della magnifica passeggiata pomeridiana tra i sentieri in terra battuta e macchia mediterranea.

Banchina di charter esuberanti

Sentiero di Sali

Spiaggia di Sali


9 giugno, domenica – Kornati a noi!
Ore 10. Dopo la pessima nottata trascorsa ad ascoltare il popolo banchinaro lasciamo Sali e Dugi Otok, Isola Lunga, con poco rimpianto.
Ci dirigiamo verso le Kornati, di cui ho sentito spesso parlare bene. Leggero vento contrario da sud, la giornata è luminosa, il mare calmo, anche se la temperatura non è certo primaverile. C’è bisogno almeno di una felpa a manica lunga. Di farsi un bagno nemmeno a pensarci. Dopo un’ora di navigazione ci avviciniamo ad un punto particolare: è lo stretto di Katina, un isolotto che fa da porta d’ingresso all’arcipelago e di conseguenza al Mare Adriatico.


Ingresso parco delle Incoronate

The Captain

Le Kornati sono la parte più esterna e parallela alla costa centrale della Croazia. Tentiamo un primo passaggio a sud dell’isolotto ma il fondale è di soli 2 metri e desistiamo. Proviamo il passaggio più a nord, con fondale per noi sufficiente e si capisce subito che il contesto è cambiato radicalmente anche perché una cartellonistica esagerata ci comunica che siamo effettivamente nel parco naturale. Il paesaggio è sicuramente affascinante: una lunga sequela di isole, scogli affioranti, mede di segnalazione, qualche secca pericolosa ci consigliano la massima attenzione alla carta nautica e al navigatore satellitare. Le isole sono completamente brulle e un po’ di alberi e di verde si notano ai piedi degli isolotti dove tra questi spunta anche qualche casa. Per stare alla fonda nell’aria protetta, privata, si paga un ticket in base alla lunghezza della barca: la nostra paga circa 35 euro e la tariffa sale se il ticket viene fatto al volo dai ranger del parco, esattori in gommone che ci osservano già da lontano. In fondo queste Kornati sono un tratto di mare lungo circa 15 miglia molto frequentato da velisti e da barconi ricolmi di turisti. Pochi i motoscafi che sono obbligati ad una velocità massima di 5 nodi, per loro roba da spararsi! Purtroppo dove arriva il turismo arriva anche lo sfruttamento economico e ambientale. 

Case e verde alle Incoronate

Che freddo in Croazia!

Passaggi pericolosi

Tourist Attack


Notiamo purtroppo molta schiuma da detersivo, tanto che nonostante il ticket pagato, rinunciamo all’ancoraggio che avevamo scelto e puntiamo, per sfuggire a queste cose, su Potkucina, una baia di fronte a Kaprije, che ricordiamo essere libera da vincoli, per passare la notte alla fonda. Sorpresa, poveri noi: anche qui gavitelli a pagamento! Circa 30 euro ed in omaggio, offerta dalla casa, una bella pioggia! Tutto molto pittoresco, speriamo di dormire in santa pace e goderci la pioggia in barca, magari con una bella cena al caldo accogliente della dinette.

Gocce di pioggia sul bimini

Gocce di pioggia a Potkucina

10 giugno, lunedì – Scirocco contro
Al caldo della cuccetta di poppa sento lo scirocco che attraversa a più di 20 nodi il sartiame di Experience. Benediciamo a questo punto l’ormeggio sul gavitello. Una cosa è sentirsi aggrappati ad un’ancora di 15 kg, altra cosa è sentirsi rassicurati da un blocco di cemento di diversi quintali posato sul fondale. Posso continuare a sognare tranquillamente quello che mi pare. La luce del mattino rischiara tutta la baia di Potkucina e le oltre 30 barche avvinghiate ai gavitelli. Il vento è calato ma il cielo resta coperto, ci allontaniamo dalla baia in silenzio per non rompere l’atmosfera incantata.

Partenza dalla baia di Potkucina

Vincent

Sono appena le nove e ci troviamo circorcondati da tante isole e isolette. Si distende sulla nostra sinistra la costa Dalmata, noi puntiamo decisamente a sud-est, ma lo scirocco proveniente dalla stessa direzione comincia a soffiare contro di noi, creando anche una bella onda di prua. La meta prefissata a questo punto si allontana in quanto siamo costretti a puntare più verso la costa. Il fiocco a riva ci stabilizza un poco, ma è il motore che fa gran parte del lavoro. Intorno a noi una folla di vele che affrontano il mare ciascuna secondo le proprie possibilità. Una serie di bordi tra isolotti e incroci con altre barche ci conduce nei pressi della baia di Rogozonica. Decidiamo di trovare ormeggio da queste parti anche perché siamo stanchi di essere sballottati dalle onde dello scirocco. Alla fine della baia, quasi un cul de sac, troviamo un ampio spazio ridossato che ci ispira anche se le poche casette sulla riva non ci esaltano. Diamo fondo all’ancora e ci rifocilliamo con una ricca insalatona. Il brandeggio della barca ci porta però troppo vicini alla parete rocciosa e questo ci preoccupa un tantino. Intanto il vento salta di 180° e da sfavorevole alla nostra rotta iniziale diventa a favore e par che ci dica: “Allora, che aspettate? Perché non ne approfittate?” Un rapido consulto tra l’equipaggio e si decide di prendere di nuovo il mare, direzione Trogir, la nostra meta iniziale. Sono le 14.30, per le 17 dovremmo farcela. Infatti all’ora del tè ci troviamo all’ingresso del golfo della cittadina meta molto gettonata del turismo estivo. Diamo fondo in tre metri d’acqua a poca distanza dal centro storico, delle cui bellezze vi parlerò domani.

Trogir. Alba alla fonda

Trogir. Alba alla fonda


11 giugno, martedì – Trogir très jolie
L’assaggio breve di Trogir di ieri sera ci ha lasciato non poco stupiti in quanto non ci aspettavamo tanto! Veramente un posto particolare, fatto di strette viuzze lastricate in pietra bianca, tanti ristorantini caratteristici, un via vai di gente ma soprattutto alcune testimonianze d’arte di altissimo valore racchiuse in poche centinaia di metri quadrati. Non è un caso che questo piccolo centro storico sotto la tutela dell’Unesco dal 1997.
Stamattina abbiamo lasciato Experience tutta sola alla fonda e a bordo del nostro tender ci siamo inoltrati nel canale navigabile che ci porta a pochi metri dal centro cittadino.

Canal

 Entrare nel merito delle cose visitate risulterebbe impegnativo per una minuziosa descrizione, ma un portale romanico del XII secolo e di siffatta ricchezza artistica non capita tutti i giorni di vederlo. La visita al Duomo dedicato a San Lorenzo, l’interno con la cappella dedicata a Giovanni Orsini, il ciborio ottogonale, la diversità degli stili dal romanico al gotico fiorito fino ad arrivare al veneziano, ne fanno un posto unico e le frotte di turisti intruppati ne testimoniano l’importanza. Altra perla di questo monumento è il campanile gotico da cui si gode una veduta sul porto canale antistante attraversato da un ponte fisso.

Bifora del Campanile di Trogir

Portale romanico

Vista dall'alto del porto canale

Ma dopo questo tuffo nella storia dell’arte restano da appagare gli appetiti quotidiani. E cosa c’è di meglio che un bel giro nei mercatini locali, da quelli del pesce a quelli di frutta e verdura. Devo dire che da queste parti la verdura è ottima come sapore e freschezza. I prezzi, purtroppo, sono allineati a quelli in euro: per un kg di zucchine ci vogliono sempre 3,50 €. Carichiamo il nostro tender di tutta la spesa come si fa con i carrelli di un supermarket e poi via attraverso il canale del centro storico tra due ali di bar e chioschetti pieni di turisti alle prese con l’aperitivo o l’immancabile birra.
Sembrerebbe a questo punto un tranquillo pomeriggio di riposo, magari da dedicare alla lettura o all’ozio. E invece, dopo aver consumato una maestosa pasta e zucchine, il comandante “propone” di approfittare come ieri del vento teso favorevole per trasferirsi a Milna, un piccolo porticciolo sull’isola di Brac che ,per capirci, si trova a 18 miglia sud est di Spalato. La ciurma si consulta e sommessamente annuisce, avvalendosi del diritto al mugugno di genovese memoria. Dunque si riparte!
Prendiamo il mare con venti nodi di vento a favore. Fiocco a riva e motore che borbotta appena. Questo ci consente di filare a oltre sei nodi verso il Marina del consorzio ACI di Milna. Da ricordare solo uno spettacolare tramonto con le nuvole spennellate dal rosso della luce del sole al tramonto. Domani ci attende Hvar, figlio di Pdor e padre di Kmer! (libera citazione da Aldo, Giovanni e Giacomo) http://www.youtube.com/watch?v=WveYeC0Vzec

Tramonto rosso a Milna

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