17 - 18 giugno, lunedì e martedì – Gruz, Dubrovnik
Avvistiamo da lontano il grande
pilone del ponte di Dubrovnik. Una ardita costruzione slanciata verso l’alto
dal cui vertice ricadono a ventaglio delle nervature di acciaio a sostenere la
parte più lunga del ponte che sorvola il braccio di mare che precede il porto
commerciale di Gruz.
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| Ponte di Dubrovnik |
È la prima volta che arrivo in questa città, di cui so
poco o nulla, e la prima sorpresa è vedere ormeggiate due grandi navi da
crociera.
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| Navi da crociera all'ormeggio a Gruz |
Due città galleggianti che trasportano tre-quattromila turisti in
giro per il Mediterraneo. Mi guardo intorno per capire il motivo di tanto
interesse, ma il porto di Gruz non mi pare che meriti tanta attenzione. Ci
sistemiamo bene all’ormeggio. Ora abbiamo tutto il tempo per scoprire il perché
di tanto interesse. I nostri rinforzi arriveranno dall’Italia solo mercoledì
mattina: il califfo Italo e l’uomo bionico Mauro. Chiediamo informazioni per
arrivare al centro dell’antica Ragusa, l’attuale Dubrovnik. Dopo la cena a
bordo, ci affidiamo al bus di linea che dopo pochi minuti ci deposita nei pressi
di Porta Pile, tra una folla esagerata di turisti pronti a vivere il rito by
night che la città sa offrire. Un paio di svolte e ci troviamo catapultati in
uno scenario che richiama un quadro del Canaletto con le sue prospettive. La
bellissima fontana di Onofrio ci dà il benvenuto offrendoci la sua fresca acqua
giusto per riprenderci dallo stupore di tanta bellezza e di tanta gente.
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| Porta Pile by night |
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| Fontana di Onofrio |
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| Portale di San Domanico |
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| Palazzo della Dogana |
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| Cattedrale |
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| Struscio sul Corso |
Raccontare in breve 15 secoli di storia qui concentrati sarebbe impossibile e
mortificante per la città. Vi dico solo che è stato come trovarsi su un set di
tanti film storici con ambientazioni di epoche diverse, come i vari generi
musicali che abbiamo ascoltato agli angoli delle strade; e su queste folate di
motivi diversi, la gente, tanta gente cosmopolita e tanti, tanti giovani! Ma
sonno e fatica ci presentano il conto: dobbiamo dormire. Il tempo di riposarci
e ricaricarci e alle 10 stessa storia: bus, Porta Pile per affrontare il percorso
del cammino di ronda sulle mura della città. Due chilometri di spettacolare
passeggiata sulla fortificazione dell’antica repubblica di Ragusa. Una continua
serie di vedute della città, rimessa in perfetto stato nonostante i danni
subiti durante il conflitto recente del 1991 – 1992 che ha determinato la fine
dello stato federale della ex Jugoslavia. Chiese, chiostri, fontane, piazze,
palazzi che testimoniano il passaggio di popoli di culture diverse, e, non
ultimo, una vita notturna molto vivace. Insomma…ci ritornerei molto volentieri!
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| Struscio di giorno |
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| Turismo di massa |
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| Bastioni sul mare |
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| Camminamento di ronda |
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| Ronda di guardia |
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| Chiostro di San Domenico |
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| Chiostro di San Francesco |
Ma il tempo stringe: il califfo sta per arrivare armato di smartphone. È giunto
il tempo di salutare la
Croazia!
19 giugno, mercoledì – Welcome to Montenegro
L’arrivo del ciclone califfo
porta con sé le sue conseguenze, per fortuna tutte positive: dalla scorta di
formaggio e salame napoletano, alla decisione di fare scalo in Montenegro per
un paio di tappe, cosa non prevista inizialmente.
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| L'arrivo del califfo e di bionic man |
Immediatamente mollati gli
ormeggi, iniziamo a costeggiare la bella costa verso sud non prima di aver
salutato, questa volta dal mare, la splendida Dubrovnik per me oramai
familiare. Percorriamo 35
miglia di mare scivolando lungo la costa croata
verdeggiante e rocciosa a strapiombo su un mare sempre limpido. L’ultima
fortificazione militare croata ci avverte che è ora di cambiare la bandiera di
cortesia. Ammainiamo il vessillo croato a strisce bianche, rosse e blu e
issiamo a riva quello del Montenegro con due aquile dorate su fondo rosso.
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| Cambio di cortesia dei coniugi Ferrara |
Entriamo nell’ampia baia di Boka Kotorska che si addentra tra le montagne.
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| Approccio al Montenegro |
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| Tivat dal mare |
La
prima impressione è di trovarsi in un grande lago alpino, con l’aggiunta di enormi
navi mercantili alla fonda. Decidiamo di utilizzare i servizi che il marina di
Tivat è in grado di fornire, in primo luogo l’assistenza pre l’espletamento
delle pratiche doganali. All’ormeggio grandi yacht e fuoribordo da 900 cv. Su
alcuni di questi però è in bella mostra il cartello “on sale”. Anche da queste
parti si inizia a far di conto! Il marina di sera è molto frequentato da
visitatori esterni che si aggirano tra bar e negozi alla moda. Noi, invece,
curiosi ci dirigiamo sotto la guida del califfo tra le stradine della cittadina
adiacente. Ci colpiscono delle voci che provengono da un antico palazzo con
giardino, circondato da un alto muro di cinta. Stanno provando una commedia
teatrale. Figuriamoci: il califfo si vuole intrufolare a tutti costi! Ma
l’unico portone è decisamente chiuso, dovremmo solo sfondarlo, ma non ci pare
il caso. Bionic man ci fornisce subito con il suo telefonino la mappa del
quartiere. Decidiamo allora per una onorevole ritirata, quando ci arriva
all’orecchio una musica per me conosciuta e amatissima: è un pezzo della Gatta
Cenerentola, favola musicale di Roberto De Simone, che conosco a memoria: “…oi
mamma c’à mò vene brin-brun-brà. Oi mamma c’à mò vene brin-brun-brà. Pigl’ ‘o
cane, acciappa ‘o cane, a capa dò cane brin-brun-brà….” Vi assicuro: ascoltare
un pezzo della cultura napoletana nelle contrade del Montenegro per me è stata
una emozione forte che basterà a farmi ricordare di Tivat con simpatia, oltre
che per la cordialità dei suoi abitanti.
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